
Nuove sensazioni, nuove emozioni. Difficile nominarle, descriverle, definirle. Difficile afferrarle, immortalarle, perchè scorrono, si fanno strada, si muovono. Non sono emozioni forti, travolgenti. Ma sensazioni sottili, quasi mute, lente nel loro scorrere, lente ma vere, presenti. Sono emozioni positive, emozioni di un cambiamento, emozioni di un nuovo che si lascia intravedere. E se mi fermo ad ascoltarle mi vengono le lacrime agli occhi. Perchè sento, assaporo la libertà , la consapevolezza, tutto quello che ho sempre desiderato. Sento la fatica che ho dovuto sopportare, ma anche la forza che ho avuto. Le lacrime scorrono, ma anche le lacrime sono nuove. Lacrime consapevoli, lacrime che fanno bene e non lacrime inspiegabili. Lacrime belle. Ammetto di avere un pò paura di sentire queste cose nuove. Paura, ma anche forza e coraggio di ascoltarmi. Paura di scoprire che è un inganno, ma anche capacità di riconoscere che "adesso" è questo che sento. Di sicuro tra qualche giorno non sarà più così, perchè le emozioni scorrono, mutano, cambiano. Ma "adesso" è questo che sento e per quanto so di aver scritto un post forse strambo ed incomprensibile, avevo voglia di catturare queste sensazioni. E di condividerle ancora una volta.

Da un pò di giorni mi hanno coinvolto in una catena da blog. Ed io continuo a rimandare di eseguire questo compitino assegnatomi da Cetty. In realtà non riesco a raccogliere le idee. Devo scrivere le sei cose che mi piacciono di più. E'difficile, veramente. A tratti mi sembra di avere duemila cose da scrivere, a tratti invece non me ne viene in mente neanche una. Adesso basta. Mi lancio.
Mi piace.........
1) Guardare il mare, anche se è in tempesta.
2) Ascoltare la mia musica preferita durante i viaggi
3) Nuotare quando la piscina è deserta
4)Coccolare i bimbi
5) L'odore del cocco
6) Sognare che un giorno la mia vita sarà esattamente come lo desidero
Dovrei anche nominare altra gente, ma faccio la sovversiva e non nomino nessuno.
"Si chiude una porta e si apre un portone". 
Tante volte mi sono sentita dire questa frase, molte volte non è stata veritiera. Oggi si! E da una parte sono strafelice. Sicuramente non è un portone quello che mi si è aperto, ma una porticina. E' una porticina importante, soprattutto per me. E' una porticina aperta che mi lascia sperare, intravedere, progettare. Da domani sarò felice di questa porticina, la riuscirò ad apprezzare. Oggi no. Oggi non ce la faccio
Oggi la mia mente rimane ancorata alla porta chiusa, all'ennesima partita persa. Il mio sguardo si posa là, non posso farci niente. Perchè ho creduto, sperato, perchè mi sono impegnata, ho fatto tutto quello che potevo (anche se poi so che avrei potuto e forse dovuto fare di più). Perchè avevo bisogno che si aprisse questa porta, proprio questa. Per me, per riconciliarmi col mio passato, per dare un senso alle mie scelte (sempre ammesso che siano state scelte!) passate. E so che anche quella che è rimasta chiusa, in fondo, è solo una porticina. Ma io sognavo già di attraversarla e di attraversare proprio questa. Ed era un gran bel sogno. E mi arrabbio. E mi rattristo.
Da domani guarderò alla mia porticina aperta. E mi sentirò più contenta.Oggi la mia mente non ce la fa.
P.S. Prescrivo a tutti coloro che si sentono tristi, scarichi o pessimisti la canzone "Funky Bahia" di Mendes. Ottimo antidepressivo, davvero.

So come ti senti. E mi dispiace!
So che ne avevi bisogno, che avevi bisogno di questa esperienza. Lo so perchè, a volte, penso che ne avevo bisogno anch'io. E forse non era la cosa "giusta" ma a volte si è stanchi di fare sempre le cose giuste. A volte si vuole anche sbagliare, seguire l'istinto e assecondare i propri bisogni, quelli più profondi e forse più fragili. Ma che importa? A volte fa bene anche far finta di non sentirla la propria fragilità. A volte fa bene anche pensare che le soluzioni possano arrivare dall'esterno. Anche se sono momentanee. Anche se non sono soluzioni reali. A volte va bene anche godersi l'attimo, sull'onda di un momento. Perchè poi il momento passa. Mi hai detto "era questo il momento" ed io lo capisco, eccome se lo capisco. Perchè anch'io ho avuto il mio momento, almeno così credo a volte. Io non ho avuto l'incoscienza, l'insanità di coglierlo. Ed ancora una volta ho fatto la persona sana, brava, giudiziosa, che pensa al dovere, a cosa è giusto per gli altri. Ma in fondo so che era giusto anche per me non cogliere quel momento. Almeno per una parte di me.
Ero felice che tu stessi assecondando la tua parte "insana", i tuoi bisogni fragili. Ero felice che qualcuno, a differenza di me, agisse sull'onda del momento. Una parte di me era felice e concorde.
Ed è per questo che mi spiace che sia andata così. E' per questo che so, immagino come ti senti. E mi sento male anch'io perchè mi spiace sentirti così. E perchè evidentemente faccio ancora i conti con la mia di esperienza e con i miei momenti.
Ti starò vicino. Anche se so che a volte, in questi momenti, non è la vicinanza che si vuole. Ma ti starò vicino anche solo mentalmente. E ti voglio bene. Ed io a volte mi consolo così, pensandola come Baricco....
"Accadono cose nella vita che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita ti risponde"

Un pomeriggio di chiacchiere. Non chiacchiere "leggere" su abiti, uomini, gossip. Ma discorsi profondi sui propri modi di essere, di vivere le cose. Discorsi che a me piacciono tanto. E le parole scorrono come fiumi, così come i pensieri. E mentre parlo sto già meglio. Mi si chiariscono le idee, mi sento più serena, più libera. E penso che chi mi ascolta mi capisce veramente, mi "sente". Lo capisco, glielo leggo negli occhi. E questo mi tranquillizza, mi fa stare meglio. E tiro fuori tante cose, tanti pensieri, perchè ne ho bisogno e perchè sento che posso farlo. Ascolto con attenzione quello che mi viene detto. Parole lucide ma vere. Parole di chi ha vissuto le mie stesse cose un attimo fa e forse ogni tanto le vive ancora. Parole di chi sta riuscendo ad intraprendere un cambiamento. E si sente la fatica, ma anche la forza di questo. Parole che faccio mie, che sposo. E mentre sono lì, in quel circolo di parole ed emozioni, comincio a sentirmi più forte. Comincio a sentire che posso farcela. Posso cambiare prospettiva, smussare gli angoli, ampliare gli orizzonti. E mi sembra quasi che sto già cominciando a farlo. Ed è tutto molto bello, profondo, arricchente.
Ma poi mi ritrovo sola. Ed i dubbi mi travolgono. E la forza, avvertita prima, viene meno. E tutto sembra difficile. E sento che non lo so se ce la faccio. E so che lo devo fare da sola. So che l'altro può sorreggermi, ma il cambiameto deve avvenire dentro di me. Devo trovare io la strada. E lo devo volere.
E mi torna in mente una canzone. Mi tornano in mente quelle parole che sento così incredibilmente vicine a me. E la ascolto. E penso.
IL MONDO CHE VORREI
Ed è proprio quello che non si potrebbe che vorrei
ed è sempre quello che non si farebbe che farei
ed è come quello che non si direbbe che direi
quando dico che non è così il mondo che vorrei
Non si può
sorvolare le montagne
non puoi andare
dove vorresti andare.
Sai cosa c'è
ogni cosa resta qui.
Qui si può
solo piangere...
...e alla fine non si piange neanche più.
Ed è proprio quando arrivo li che già ritornerei
ed è sempre quando sono qui che io ripartirei
ed è come quello che non c'è che io rimpiangerei
quando penso che non è così il mondo che vorrei.
Non si può
fare quello che si vuole
non si può spingere
solo l'acceleratore.
Guarda un pò
ci si deve accontentare.
Qui si può solo perdere...
....e alla fine non si perde neanche più

Stamattina ero in ritardo, terribilmente in ritardo. Non avevo una gran voglia di andare in reparto. Tuttavia avevo detto ad una paziente che sarei passata a trovarla oggi, per sapere come stava dopo l'intervento.
Pioveva a dirotto. Non uso mai l'ascensore perchè c'è sempre una fila che non finisce mai. Tutta la povera gente che aspetta e che sta davvero troppo male per usare le scale. Ma oggi, a causa della pioggia, ho dovuto fare un strada alternativa. Un percorso al chiuso che dal seminterrato si collega ai vari padiglioni. Il transito in ascensore lì è obbligato, ma in genere non c'è mai nessuno.
Prendo l'ascensore e salgono con me anche una coppia di anziani signori. Lui non stava per niente bene. Si chiudono le porte. Io sorrido rassicurante ai due, pigio piano terra e si va. Dovevamo scendere solo di un piano. La discesa è breve, ma.....Le porte non si aprono!
Sorrido rassicurante ai due e dico che quell'ascensore ci mette sempre un pò ad aprirsi. E mi convinco che il tempo è lo stesso di sempre. Ma l'ascensore non si apre. Ed..il tempo diventa più del solito....Ed io continuo a sorridere rassicurante ai due signori.
Con fare indifferente comincio a pigiare i vari pulsanti, sperando nel tocco magico. Prima quello per aprire le porte. Poi il pulsante per risalire. Niente! Non miresta che accettare l'idea che "siamo rimasti bloccati". Lo comunico, con fare ancora una volta rassicurante, alla coppia . La signora, per tutta risposta, mi si abbarbica al braccio, mollando il marito che quasi non si reggeva in piedi. Provo a tranquillizzarli e nel frattempo mi attacco pesantemente all'allarme. Peccato che quella è una parte dell'ospedale in cui non c'è mai nessuno. Ed io lo so. E mi torna in mente proprio in quel momento. Ed allora riprovo con i vari pulsanti, ma niente. Fermi, immobili, al piano credo. Provo a sfoderare la mia forza (?) nelle braccia (ci sarà un motivo per cui ho un allenamento in palestra che prevede anche bicipiti e tricipiti, no?) e tento di aprire le porte a mano. Niente, bloccate. O forse io non ho abbastanza forza, ma di certo non posso chiedere aiuto ai miei compagni di disavventura. Il tempo passa. Continuo a suonare l'allarme. Niente.
La signora non si accontenta più dei miei sorrisi rassicuranti e del mio braccio che stringe con tutta la sua forza. Mi dice "Dottoressa, menomale che siamo rimasti bloccati con lei. Almeno se ci sentiamo male, se mio marito si sente male......". Temevo che l'avrebbe detto, temevo davvero. Ho respirato, ho cercato di credere che aveva bisogno solo di essere rassicurata e che no (!) non si sarebbero sentiti male nè lei, nè suo marito. Le ho detto " Signora io non sono un medico, sono una psicologa. Però stia tranquilla che non succederà niente e a breve ci faranno uscire."
Non ho avuto il tempo di leggere dall'espressione del viso l'effetto delle mie parole, che, per fortuna, qualcuno da fuori ha spalancato quelle maledette porte e siamo usciti. Ho salutato i mie compagni di disavventura e sono andata in reparto, a farmi offrire un caffè per riprendermi. Poteva andare peggio, decisamente.
Lo ammetto. Ho sempre cercato di controllare le mie emozioni (sia positive che negative). A volte cerco persino di direzionare il flusso dei miei pensieri. Non vado orgogliosa di questa parte di me. Credo che ogni tanto sia bello anche lasciarsi andare, lasciarsi scrutare l'animo. Credo faccia bene a se stessi ed anche agli altri. Ma è durissima.
In giorni come questi il mio pensiero va per conto proprio e per quanto cerchi di controllarlo, non ci riesco. Forse non ho voglia di farlo. Voglio pensare, fantasticare, esplorare. Ma so già che farà male, dopo. Ci sono passata tante volte.
Sarà la primavera, sarà la voglia di sorridere di più o semplicemente il bisogno di scrollarmi di dosso le opprimenti paranoie quotidiane. Sento che sta tornando l'attrazione per una persona. Non che sia mai passata. Nè, in realtà, è mai esplosa in un interesse disarmante. Sta lì dentro di me, da sempre. Ogni tanto quasi non la sento. A volte avverto solo dei piccoli confondibili segni. Altre volte, invece, viene fuori in maniera decisa al punto da farmi venire voglia di scrivere qualcosa al riguardo.
In questi momenti mi capita di credere che con lui sarebbe tutto perfetto. Ma in fondo non lo conosco. Non lo conosco davvero. Ed ho imparato che anche le persone che credi di conoscere rivelano, ad un certo punto, lati oscuri impensabili. Forse la mia è solo attrazione per un aspetto fisico piacevole. Forse tutte queste sensazioni appartengono solo a me, ai miei desideri, alle mie speranze, ai mie bisogni. Forse, come mi ha detto qualcuno, "lui si trova lì a passare per caso". E potrebbe essere lui come chiunque altro.
Eppure quando lo vedo sento di non essere perfettamente lucida e controllata. Sento di fare dei gesti non pensati, non filtrati dalla ragione. Cerco sempre di parlargli, di incrociare il suo sguardo, di scambiare un sorriso. E soprattutto non riesco a "separarmi". Mi attardo, a volte vergognosamente. E chissà se tutto questo appartiene solo a me.