
Alcuni mesi fa sono stata a Milano. Aldilà di tutte le razionalizzazioni, adesso riesco a dirmi che sono stata lì per fuggire. Fuggire da un dolore, da una sofferenza, da una delusione amara. Sono partita per difendermi, per non sentire, per non piangere. Per mettere a tacere e dirmi che "in fondo non era successo niente e la vita andava avanti". Sono partita per sentirmi forte. Per sentire che non mi lasciavo travolgere da una brutta esperienza.
Lì andavo spesso in giro da sola. Ed avevo sempre il lettore mp3. Me lo sono fatta prestare da mio fratello prima di partire. Ho scelto con cura le canzoni da inserire. A Palermo non avevo mai usato il lettore mp3. Ma lì mi immaginavo così, sola con le mie cuffiette. E non solo per uniformarmi alla moda. E non solo perchè sapevo che avrei passato molto tempo da sola, visto che il mio amico lavorava. Io volevo quelle cuffiette per non"sentirmi", per non lasciare che i pensieri e le emozioni mi travolgessero. Quelle cuffiette mi anestetizzavano.
Ultimamente mi è venuta voglia di comprare un lettore mp3 tutto mio. Anche perchè quello di mio fratello si è rotto. Ma come faccio spesso, rimando aspettando l'occasione giusta. Oggi l'ho comprato. Tanto tempo ad aspettare, a rimandare. Oggi sono andata al negozio, ho guardato la vetrina, ho scelto e l'ho pagato. In tutto ho impiegato 5-7 minuti. Oggi non volevo tornare a casa senza le cuffiette. Era impensabile.
Anche oggi non voglio sentirmi. Anche oggi voglio che la musica che fuoriesce dalle cuffie copra i miei pensieri e le emozioni. Oggi non voglio pensare. E non voglio neanche parlare. No, è così, non voglio sfogarmi con nessuno. Non voglio sentire le solite frasi di circostanza. No! Non le voglio sentire. Oggi voglio stare da sola con le mie cuffiette lasciando che la delusione, la rabbia, la tristezza, evaporino senza che io le provi, senza che io le senta.
Io mi stavo costruendo il mio sogno. Era un bel sogno. Non bellissimo, ma carino. Il sogno è iniziato per sguardi sempre più insistenti e per parole, tante parole. Non fraintendibili. O forse si. Adesso non lo capisco più. E forse capire "perchè" è quello che dovrei fare. Ma mi sento priva di forze. Non ce la faccio. Io per un attimo ho creduto a quelle parole e le ho collegate all'intensità degli sguardi e dei sorrisi. E questo è entrato dentro di me, si è fatto un pò strada. Non tanta per fortuna, ma comunque sia abbastanza da farmi stare male oggi. Già male, perchè ancora una volta scopro che dò un peso enorme a parole che per chi le pronuncia sono solo giochini. Male perchè ancora una volta faccio il grave errore di credere che se una persona è impegnata non le dice "determinate parole" ad un'altra. Già non ti chiede il numero, non t'invita ad uscire, non ti riempie di complimenti. E poi per caso, assolutamente per caso, l'amara verità. E beh ma io le verità le ho sempre scoperte così, per caso. Che poi non lo se è un caso. E così senti una telefonata, riconosci i soggetti e capisci. La cosa più dolorosa è non poter urlare, ma sentirti morire dentro. La cosa più dolorosa è dover ingoiare le lacrime che arrivano a dirti che stai di nuovo male, che sei stata stupida e che ci sei cascata di nuovo. La cosa più brutta è sentirti così disperata e doverti prendere cura di una paziente che ha bisogno di te. La cosa più brutta è vedere le lacrime della paziente, lacrime su cui hai lavorato, lacrime che hai incoraggiato affinchè venissero fuori. La cosa brutta è che adesso vorresti tirarle fuori tu le lacrime. E non sono solo le lacrime di adesso, ma sono le lacrime di tutte le altre volte in cui questo è capitato.

Ieri finalmente ho fatto il cambio di vestiti nell'armadio. Ho tolto maglioni e cappotti per lasciare spazio a costumi, gonnelline e maglie a mezza manica. Avrei dovuto farlo già un paio di settimane fa. Ma è una cosa che ogni anno, puntualmente, tendo a rimandare. Vivo sempre in maniera molto intensa i cambiamenti, i passaggi. E questo lo è senza dubbio. E forse quest'anno, sarà che sono cambiate molte cose in me, lo sento ancora di più.
Ogni maglietta, ogni costume, ogni gonna per me ha un ricordo, un'emozione associata. Ed allora il mio cambio nell'armadio si è trasformato in un momento di emozioni, di pensieri e ricordi passati e di confronti con il presente. Ho preso il vestito della mia laurea, dovrò indossarlo a breve per un matrimonio. Cavolo! La laurea! Sono già passati due anni. L'ho indossato per la festa con gli amici. Ero felice del traguardo, ma mi sentivo anche molto sola. Molto più di adesso. No, non credo che tornerei indietro. Ho faticato troppo per raggiungere questo traguardo. Ho rinunciato ad esprimere tante parti di me per adempiere al dovere della laurea.
E poi quel vestito comprato l'anno scorso con tanta indecisone, un pò anni 60. Qualcuno l'ha definito una "tenda". Io ricordo la prima sera che l'ho indossato. Era una serata particolare, finivo un'avventura durata un anno. Ero emozionata . Mi scambiavo messaggi con una persona che da lì a poco avrei finalmente visto. Stavo bene, davvero bene.
E poi, mamma mia ,li avevo quasi dimenticati: due vestitini di quando avevo 16 anni. Li ho guardati, li ho indossati. Ma sono cortissimi! Ma come ho fatto ad andare in giro così!! Eppure mi ricordano delle cose. Uno l'ho copiato alla mia amica dell'epoca. Mi piaceva tantissimo. Era pure di marca. E' costato tanto. L'abbiamo indossato ad una festa tutte e due. Ci sentivamo belle davvero. Avevamo proprio quella sensazione di onnipotenza, di poter spaccare il mondo. L'altro, beh, mi ricorda il mio primo ragazzo. L'ho indossato la sera in cui ci siamo messi insieme. Voglio ancora un mondo di bene a questa persona. Credo sia stato l'unico ad amarmi sul serio incondizionatamente. Chissà se lui se lo ricorda il vestito. Avrei dovuto liberarmi di questi due vestiti, tanto non li metto più, ma non ce l'ho fatta. So che ci sono i ricordi, ma voglio conservarli ancora per un pò.
E poi quel paio di jeans che sono diventati la mia"seconda pelle" a Barcellona. Faceva freddo nonostante fosse agosto e così ho messo per tutta la settimana quei pantaloni che ormai mi sanno di Spagna. Che bel viaggio! Davvero. Un viaggio che mi ha fatto scoprire ancora di più un'amica, che mi ha fatto probabilmente legare a lei in maniera particolare. Ricordo come eravamo lì. E penso a come siamo adesso. Ci sentivamo leggere. E poi quel filmino che abbiamo fatto l'ultimo giorno che mi fa tanto piangere, non so bene perchè.
Una maglietta, proprio quella che lui un giorno ha descritto così bene per tranquillizzarmi e farmi fidare di lui. E qualche altra che notava ogni giorno. Ed, infine, un costume. Ed una passione estiva quasi seppellita, dimenticata.
Cambio dell'armadio finito. Tra lacrime e sorrisi.
Uffa! 
Da stamattina sono senza voce o meglio ho una voce mista tra lo stridulo ed un personaggio di un horror.
Mio padre non mi sente quando gli parlo. Allora è vero che non sente bene le frequenze basse!
Mio fratello mi prende in giro se provo a parlare. O si diverte a farmi incavolare, guardando la mia faccia frustrata perchè non posso urlargli contro come faccio di solito.
Mia madre appena provo a parlare mi dice di stare zitta altrimenti non guarisco.
Un mio amico mi ha chiamato al telefono e appena ho risposto si è terrorizzato, pensava fossi in fin di vita!
A pensarci bene anche il compagno di mio fratello dev 'essersi preoccupato quando gli ho risposto al telefono.
Uffa! Rivoglio la mia voce.....Anche perchè qui sembrano tutti contenti che sto zitta per un pò.
Appena mi riprendo mi sentono......

In fondo ho capito che le parole che riescono a ferirmi di più sono quelle dette senza nessuna intenzione di attaccarmi. Mi sento travolta da quelle parole che escono con naturalezza dalla bocca di chi le pronuncia. Parole spontanee, innocue, naturali, banali per chi le pronuncia. Parole che a me arrivano come pugni allo stomaco. In fondo credo dipenda dal fatto che non c'è nessuna corazza verso la spontaneità degli altri, davvero nessuna. Contro la cattiveria ci si può corazzare, si può alzare lo scudo e parare il colpo. Contro la spontaneità di chi ti sbatte in faccia la sua verità, no. Perchè non sai cosa sta per dire. Perchè ti senti tranquilla, perchè non ti prepari nessuna difesa. Ed il colpo arriva dritto allo stomaco, proprio perchè non te l'aspettavi e non hai potuto difenderti. E la cosa assurda è che non se l'aspettava nemmeno la persona che te l'ha sferrato il colpo di farti del male. Perchè di una cosa sei certa. Quella persona non voleva colpirti. Quelle parole le ha dette come ne dice tante altre ogni giorno. Senza nessuna cattiveria.
Sto ancora cercando di capire come difendermi dalla spontaneità degli altri. Forse farei bene a trasformare quello che io ho vissuto come ferita in un confronto, in uno scambio. Perchè alla fine il dolore arriva solo perchè ci si aspetta e si pretendono cose incredibili da chi non può dartele. Perchè non è lì per questo. Perchè non è il suo compito. Perchè non vuole farlo. Allora bisognerebbe direzionare le proprie aspettative e le proprie pretese verso chi può soddisfarle. Ma non è poi così semplice, almeno per me.

Mio fratello adolescente mi ha raccontato di una gita scolastica appena fatta. Io lo ascoltavo divertita. Riuscivo a cogliere molte sfumature, molti stati d'animo. In fondo non sono passati moltissimi anni dalle mie gite scolastiche. Che strana età l'adolescenza! Vedi tutto così grande, enorme, privo di sfumature, terribilmente nero o stupendamente bianco. E' la fase in cui ci si affaccia al mondo, in cui si esce fuori dalla famiglia. Primi confronti con gli altri, durissimi. C'è sempre qualcuno migliore di te. Eppure in famiglia ti avevano detto che eri tu il migliore. E magari il migliore diventa il tuo idolo, quello a cui vorresti assomigliare, quello a cui t'ispiri nel vestirti, nello scegliere la musica da ascoltare o le frasi da pronunciare. A volte ti senti un dio, basta solo che qualcuno ti faccia un complimento. Altre volte ti senti uno schifo, basta solo che qualcuno ti prenda in giro.
In gita la notte non si dorme, si fa casino. Non importa se il giorno non si riesce a stare in piedi. La notte chi dorme è scemo, chi no è scaltro. In fondo c'è la voglia di stare insieme sempre, di scoprirsi in ogni momento. La notte è anche il momento del buio, del mistero, delle cose proibite che si possono fare insieme. E poi ci sono le cotte durante le gite. C'è sempre qualcuno che ti piace. A volte nascono delle storie. Ne conosco una che è nata in questo modo e dura ancora adesso.Guardando le foto di mio fratello ho individuato di chi mi sarei infatuata se avessi avuto 16 anni e fossi stata io a quella gita. Si, decisamente avrei perso la testa per il tipo biondino un pò ribelle bravo con la chitarra.
Il racconto di mio fratello mi ha fatto fare un tuffo nel passato. No, non vorrei tornare indietro. E' durissima essere adolescenti ed io il mio l'ho già dato. Ho pianto fino a pensare di morire per qualcuno. Ho affrontato i confronti, le sconfitte, le delusioni, le invidie. Ho vissuto anche la spensieratezza di quell'età. E adesso?
Adesso nonostante siano passati solo 10 anni molte delle cose enormi di quell'età mi fanno solo sorridere. Adesso non voglio più somigliare a qualcuno, alla mia amica che aveva tutti ai suoi piedi. Adesso non voglio più avere tanti corteggiatori (per carità i complimenti servono sempre!). Adesso non voglio essere magra come un grissino ed annullare le mie forme pronunciate. Adesso non voglio più rompere con i miei genitori definitivamente. Adesso non voglio più la maglia o le scarpe alla moda, uguali agli altri. Adesso voglio solo curare il mio corpo e stare bene con me. Che poi il mio aspetto fisico sia gradevole per qualcuno è una bella cosa, ma non è lo scopo della mia esistenza. Adesso le mie forme pronunciate sinceramente me le tengo strette. Adesso voglio essere Debora e per fare questo mi sto impegnando per conoscermi a fondo e per dare voce ad ogni parte di me. Adesso non vorrei mille corteggiatori, mi basta una sola persona con cui condividere, stare bene e sorridere. Adesso adoro i miei genitori (con tutta l'ambivalenza che c'è nei sentimenti intensi) e se trovassi casa e lavoro nella mia città sarebbe il massimo. Adesso non voglio più spaccare il mondo, ma semplicemente trovare anch'io il mio posto nel mondo.

Sarà che stasera mi prende male. Sarà che continuo ad ascoltare "Two sunsets" di Einaudi e sono immersa in un'atmosfera che solo certe melodie sanno creare. Sarà che sono una sognatrice patologica. Sarà che nonostante tutto credo all'amore ed alle emozioni intense che ti può regalare.
Una volta una cara amica mi lesse un pezzo tratto da un libro. Lei l'aveva annotato su un suo diario. E me lo lesse dicendomi "sono sicura che ti piacerà". Ed infatti non si sbagliava. Lo rilessi più e più volte. E lo ricopiai. Lo scrissi anche in un biglietto di auguri ad una persona cara. E adesso lo voglio postare. E' l'augurio di un genitore alla propria figlia. Io lo dedico a tutti, a tutti quelli che hanno voglia di sognare, sperare. A chi guarda la profondità delle cose, a chi sa amare o almeno ci prova. A chi crede nelle emozioni autentiche e nei sentimenti. A chi come me ci vuole riprovare, nonostante tutto. A chi si dona all'altro in maniera autentica, senza sotterfugi ed inganni. A chi crede all'intensità dei momenti e non al per sempre. A chi soffre per essere stato se stesso. A chi come me fa una fatica enorme a separarsi da certi ricordi e da certe emozioni. A chi spera che "la prossima volta sarà diverso". A chi sa capire quando di fronte a se ha una persona autentica e preziosa. E fa di tutto per non farsela scappare.
IL MIO AUGURIO
Un giorno, non puoi sapere quando, mentre sei al volante della tua auto, prenderai la direzione sbagliata. E in fondo alla strada lui sarà lì. Quell'uomo rappresenterà una città ai tuoi occhi. In lui troverai negozi e ristoranti, il teatro dell'opera, una squadra di baseball. Forse ci sarà una prigione o un ospedale. Ci sarà tutto ciò di cui hai bisogno. E quando avrai trovato quel luogo, questo luogo meraviglioso, non vorrai vivere in nessun altro posto. Parcheggia la tua auto e fermati. Perchè questa città per te sarà una casa. Una casa diversa da tutte quelle che hai conosciuto, la più casa di tutte le case.E poi troverai l'amore. E il dolore. Troverai la ricchezza e la povertà, la salute e la malattia, ogni cosa insomma. Questa è la città più grande di tutta la terra. E per te, se sarai davvero fortunata, sarà anche l'unica, il posto in cui nascerai per la prima volta, il posto in cui morirai e in cui avrai vissuto tutto quello che c'è in mezzo.
Da "Frammenti di una storia d'amore " Gabrielle Zenin.

Improvvisamente un click. Troppe emozioni, troppe informazioni che arrivano a disturbarti, a farti sentire come tante volte ti sei sentita. Dentro di te un groviglio, un impeto di rabbia per il dolore che provi di nuovo, ancora una volta. La confusione, il non riuscire ad individuare l'intrecciarsi dei fili dei tuoi pensieri con emozioni annesse. Un attimo di buio. Di sconforto. Di smarrimento. Ma poi la luce. La capacità di vedere altro. La possibilità di guardare oltre. Il saper ridimensionare. Il saper distinguere il mio dal resto del mondo. La forza di dire "stavolta è diverso" ed io ce la posso fare.
E poi quel senso di smarrimento, che è la chiave di tutto. La paura di sentirsi soli, di sentire che non sei nei pensieri di nessuno. Quel vedersi come una barchetta in mezzo all'immensità del mare. E non riuscire ad individuare nessun punto fermo, davvero nessuno. Sentire la solitudine e la fragilità. Sentire che l'unico che ti pensa costantemente sei solo tu stesso. Tu sei al centro dei tuoi pensieri e di nessun'altro. E devi combattere col tuo sentirti smarrita. Devi esaminare la realtà. Devi ragionare. E non cadere preda delle tue paure irrazionali. Devi fare delle tua fragilità una forza. E un pò ce la fai. Ed è bellissimo. Un pò hai sempre quel grande desiderio che qualcuno prenda la tua testa tra le sue mani e con fare rassicurante ti dica " stai tranquilla, è tutto a posto". Ed è bello anche questo. Perchè in fondo da soli non ci si riesce. Non completamente.
E la vita va avanti. Oscillando tra momenti di buio e momenti di luce, momenti di paura e fragilità e momenti di ottimismo e di forza. Credo nn si possa prescindere da tutto questo. Perchè forse tutto questo è vita.
".......Vorrei imparare dal vento a respirare, dalla pioggia a cadere, dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare e avere la pazienza delle onde di andare e venire, ricominciare a fluire......"
Questo libro mi ha rapito, coinvolto, stregato. 
Ho vissuto la storia narrata riuscendo ad udire le voci, percepire le emozioni, sentire gli odori e vedere i paesaggi.
La storia mi ha coinvolto al punto che ci pensavo anche quando non leggevo, al punto che pensavo ai personaggi quasi come se li conoscessi, come se avessi visto un film.
La trama mi ha rapito al punto che ho trascorso un giorno intero a leggerlo col solo intento di finirlo, totalmente estraniata dal mondo.
E non è solo una storia. E' vita, realtà. Sono emozioni che si intrecciano, sono vite che s'incontrano. E soprattutto sono dolori atroci che si manifestano ognuno con modalità diverse, più o meno sane, sensate o folli. Ma è una storia di dolori. E di modi per mettervi fine.
".....Tutti siamo chiusi in una prigione. La mia me la sono costruita da solo, ma non per questo è più facile uscirne.....L'unica cosa che ci fa differenti è che tu, quando hai finito di parlare con loro, hai la possibilità di sentirti stanco. Puoi andare a casa e spegnere la tua mente e ogni sua malattia. Io no. Io di notte non posso dormire, perchè il mio male non riposa mai. E allora tu che cosa fai di notte per curare il tuo male? IO UCCIDO....." (Giorgio Faletti, "Io uccido")