
In fondo ho capito che le parole che riescono a ferirmi di più sono quelle dette senza nessuna intenzione di attaccarmi. Mi sento travolta da quelle parole che escono con naturalezza dalla bocca di chi le pronuncia. Parole spontanee, innocue, naturali, banali per chi le pronuncia. Parole che a me arrivano come pugni allo stomaco. In fondo credo dipenda dal fatto che non c'è nessuna corazza verso la spontaneità degli altri, davvero nessuna. Contro la cattiveria ci si può corazzare, si può alzare lo scudo e parare il colpo. Contro la spontaneità di chi ti sbatte in faccia la sua verità, no. Perchè non sai cosa sta per dire. Perchè ti senti tranquilla, perchè non ti prepari nessuna difesa. Ed il colpo arriva dritto allo stomaco, proprio perchè non te l'aspettavi e non hai potuto difenderti. E la cosa assurda è che non se l'aspettava nemmeno la persona che te l'ha sferrato il colpo di farti del male. Perchè di una cosa sei certa. Quella persona non voleva colpirti. Quelle parole le ha dette come ne dice tante altre ogni giorno. Senza nessuna cattiveria.
Sto ancora cercando di capire come difendermi dalla spontaneità degli altri. Forse farei bene a trasformare quello che io ho vissuto come ferita in un confronto, in uno scambio. Perchè alla fine il dolore arriva solo perchè ci si aspetta e si pretendono cose incredibili da chi non può dartele. Perchè non è lì per questo. Perchè non è il suo compito. Perchè non vuole farlo. Allora bisognerebbe direzionare le proprie aspettative e le proprie pretese verso chi può soddisfarle. Ma non è poi così semplice, almeno per me.
