
Avrei voluto leggere uno sguardo. Per capire cosa voleva dire. Anche a costo di scoprire che non voleva dire niente in più di quello che ha detto. Ma avrei voluto leggerlo perchè ne avevo bisogno.
Avrei voluto sventrare una pancia per sorprendere proprio quelle emozioni che si riversano lì, le emozioni non pensate, non digerite, non razionalizzate. Le più autentiche. Quelle di cui spesso non siamo consapevoli e che neghiamo anche a noi stessi.
Avrei voluto leggere il non verbale. I movimenti, le espressioni del viso ed il modo di gestire lo spazio. Lo spazio vicino a me. Grande o piccolo che fosse. Avrei voluto capire perchè c'era e che senso aveva.
Avrei voluto leggere ogni significato nascosto dietro le parole. Forse non ce n'era nessuno. Ma avrei voluto saperlo col rischio di non trovare nulla.
Avrei voluto leggere un sorriso. Capire se era semplicemente una contrazione naturale dei muscoli facciali o se era spinto da emozioni interne.
Avrei voluto conoscere i pensieri di quei momenti. Le cose non fatte, le cose non dette. Se ce n'erano. Avrei voluto saperle. Anche a rischio di trovarle deludenti, avrei preferito saperle.
Non l'ho fatto. Non sono in grado di comprendere il non verbale. O meglio non posso farlo se sono offuscata dai miei pensieri, dalle mie emozioni e sensazioni. Infondo potrebbe essere tutto solo mio. Mia quella sensazione di dispiacere che ho letto. Mio quello sguardo di tenerezza che ho captato. Mio quel sorriso di imbarazzo. Mio quel soffermarsi nel mio spazio più del dovuto. Miei quei significati che ho aggiunto alle parole. Si, credo sia tutto mio, solo mio. Ma è dura convincersene sul serio.
