
Ci sono delle persone a cui mi sento profondamente legata, aldilà di ogni logica. Non ci vediamo più. Ci sentiamo pochissimo. I rapporti avuti in passato non lasciavano intravedere dentro e fuori di me lo spazio per sentire ancora un legame. Eppure il legame io lo sento. L'ho sempre sentito. Ed è profondissimo. E ho sempre pensato che ci fosse anche dall'altra parte.
Ci sono stati mesi e mesi di silenzi. Addirittura anni. Forse c'è anche la difficoltà a ricordare con esattezza il contorno del viso. Eppure rimane l'emozione verso quella persona. Rimane il sorriso di affetto che fai ogni volta che la nomini. Rimane la fiducia che riponi, sulla base di non so che. Rimane la tranquillità con cui, tu che ti preoccupi sempre di disturbare, alzi il telefono e chiami. Ed hai la presunzione di pensare che dall'altra parte ci sarà disponibilità ed affetto. Ma forse non è presunzione. E' consapevolezza che, in effetti, il legame non lo senti solo tu. Anzi è proprio il fatto che ti arriva anche dall'altro che lo fa consolidare. C'è da parte di entrambi la delicatezza di non essere invadenti, di rientrare ognuno nelle vite dell'altro in punta di piedi. Ma in fondo è solo un ritorno. Perchè questa persona è nella mia vita. E ci rimarrà. Anche semplicemente con l'emozione che provo quando la penso. E chissà che non rimanga anch'io nella sua. Mi piacerebbe tanto.
Forse farei bene a chiedermi cosa c'è dietro quest'emozione che provo. Forse dovre individuarla, circuirla, analizzarla. Forse dovrei chiedermi se dietro questo ci sono speranze, paure, illusioni, ideali a cui continuo ad ancorami. Forse c'è anche tutto questo. Ma rimane quel brividino che ho sentito sulla schiena, non so bene perchè. Rimane l'ondata di stima e affetto che questa persona riesce a trasmettermi. Rimane il mio sorprendermi per tutto questo. Sorprendermi per chi ha saputo andare oltre i mie gesti. Oltre le mie scelte. Oltre la mia immaturità. Oltre la mia difficoltà a capire delle cose. E soprattutto oltre il dolore che io stessa gli ho procurato. E rimane il mio sorrisino di affetto nei suoi confronti. Con tutto quello che ci sta dentro.

Tutti siamo assetati d’amore:
è il primo bisogno della nostra natura,
la prima preghiera dei nostri cuori.
Ma non osiamo palesare i nostri desideri:
siamo troppo timidi.
Io vado in cerca d’amore,
e ne trovo provviste inesauribili nei cuori degli altri.
Ma quando cerco di chiederne per me,
ecco che questa orribile timidezza mi soffoca.
Mi manca la parola.
O, peggio, dico cose senza senso, bugie assurde.
L’affetto di cui sono assetata lo vedo profuso
ai cani, ai gatti, agli uccelli:
soltanto perché loro lo sanno chiedere.
Bisogna saperlo chiedere:
è come un fantasma che non può parlare
se prima non gli rivolgete voi la parola.
Tutto l’amore che c’è nel mondo anela a parlare;
ma non osa perché è timido, timido...timido!
Ecco la tragedia del mondo."
da "Candida" di G. Bernard Show

Mi sono sempre chiesta quanto si possa considerare il desiderio di una persona alla stregua di qualsiasi altro tipo di desiderio.
Sono dell'idea che bisogna provare in tutti i modi a realizzare i propri desideri, sogni o aspettative che dir si voglia. Spesso ho dei momenti di grande sconforto e mi convinco di voler smettere di desiderare. Mi convinco di voler rinunciare ai miei sogni. Ma poi, passata la frustrazione, non ce la faccio. Mi chiedo sempre se ho fatto abbastanza, se non posso trovare qualcos'altro da tentare o persino se non posso riprovare qualcosa di già fatto. In fondo se si desidera davvero qualcosa non si smette mai di tentare di realizzarla. Non si smette mai di credere che ci siano altre strade da percorrere, terreni da battere, semi da piantare. Questo non significa credere che sicuramente si realizzerà quel che si vuole. Sono troppo convinta che volere non è necessariamente potere. Non basta desiderare, sognare, volere. E spesso non bastano tutti i mezzi che adoperiamo per realizzare i nostri desideri. Per quanto forti, mossi da un'autentica passione. Altrimenti saremmo un mondo di onnipotenti, noiosamente appagati. Resta comunque fondamentale in una vita volere, sognare, desiderare.
Mi chiedo quanto tutti questi pensieri possano valere quando l'oggetto del desiderio non è una casa, un lavoro o qualsiasi altra cosa. Mi chiedo cosa accade quando l'oggetto del desiderio è una persona con il suo bagaglio di desideri, volontà, sogni. Non penso si possa direzionare l'attrazione tra due persone. E' quanto di più irrazionale c'è. E' una molteplicità di fattori alcuni dei quali illogici ed inconsapevoli. E capisco che il semplice parlare o meglio scrivere di questo può sembrare delirante. Ma anche questo è un desiderio. Ed è un desiderio importante. Un desiderio che fa emozionare, tremare, battere il cuore, fa venire i crampi allo stomaco. E allora che fare? Stare inerti lasciando che il destino abbia il suo corso, consapevoli dell'inutilità di qualsiasi gesto?Oppure provare a fare qualcosa così come la si farebbe per qualsiasi altro tipo di desiderio, investendo tempo e risorse a disposizione? E poi ancora, quando fermarsi? Quando capire che si è fatto tutto il possibile? Perchè anche in questo caso si trova sempre qualcosa che ancora non si è tentata, detta o comunicata.
Probabilmente i miei quesiti sono assurdi. Del resto tento di rendere razionale qualcosa che è stupendamente irrazionale. Ma non sopporto il sentirmi impotente di fronte a certe cose. A volte ho desiderato uomini che non potevo avere per un motivo o per un altro. E mi sono sempre chiesta se ho fatto bene a non fare nulla, a lasciare che le cose prendessero il loro corso. Perchè in fondo se senti davvero qualcosa per qualcuno che sia attrazione fisica o intellettiva o entrambe forse varrebbe la pena di dirglielo. Visto quant'è difficile provare certe cose. Forse varrebbe la pena di mettersi in gioco. Di tentare. Forse vale la stessa regola che mi ripetono tutti per il lavoro. Anche se non vedi nessuno spiraglio devi sempre tentare e non fermarti mai. Arriverà. Forse anche nei sentimenti è così. Devi tentare. Non lo so. Però è triste, a volte, lasciar sbollire delle belle sensazioni che qualcuno ti provoca. O tenerle solo per te. Sono così belle che è un peccato non esplicitarle. Chissà, magari tu vedi qualcosa che l'altro non riesce a vedere. In fondo credo che l'unico modo per accettare davvero una sconfitta sia la consapevolezza che si è fatto di tutto per raggiungere ciò che si voleva.
Voi che ne dite?

Un giorno speciale. Il matrimonio di un mio caro amico. L'emozione per un progetto di vita che tra qualche ora verrà realizzato. La strada che abbiamo percorso insieme. La sensazione che il tempo e la distanza hanno solo fatto maturare il nostro legame, che io sento ancora molto forte. Ed i suoi occhi pieni di lacrime quando ha letto il mio biglietto di auguri. Niente parole, solo emozioni. E sono tantissime.
Un'ombra di tristezza e malinconia. Un peso nello stomaco. La notizia che una persona che io ho sempre ammirato vive gli ultimi momenti della sua vita. E combatte con la sofferenza fino all'ultimo. Già la stessa sofferenza che ha caratterizzato la sua vita e che lei ha sempre saputo trasformare in forza. Ma non è la forza di chi nega la sua condizione e la sua malattia, ma il coraggio di chi ama troppo la vita anche se questa con lei non è stata mai generosa. Una di quelle persone da cui ho sempre creduto di dover trarre insegnamenti. Ma quella forza, quell'amore per la vita in tutte le sue manifestazioni, bisogna sentirlo dentro. E' difficile da imparare.
La notizia di un nuovo amore che è nato. E le mie emozioni rispetto a questo. Emozioni tutte ancora da scoprire e da elaborare.
E infine la mia vita. Il mio cammino, il mio percorso. La mia strada che si intreccia con quella del mio amico che oggi si sposa. Ma anche con questa persona che sta davvero male. E che in passato si è intrecciata con chi oggi vive il suo nuovo amore. E poi tutto quello che è mio, solo mio. Le mie angosce ma anche i miei sogni. Le mie speranze, i miei batticuore. E le mie lacrime. E il mio futuro tutto ancora da disegnare, che non riesco neanche ad intravedere.

Ammetto di pensare che certa gente che mi ha fatto stare male non merita di essere felice. Specie se questa felicità o serenità che dir si voglia è la stessa che vorrei avere io. Forse sono una stronza. Sicuramente anzi. Ma è una parte di me anche questa. Non sono solo dolce e smielata. Sono anche stronza.
Ammetto di pensare che con certa gente che mi ha fatto stare male avrei dovuto e soprattutto potuto fare la stronza. E non l'ho fatto. Perchè mi sono convinta che sarebbe stato come sparare sulla "croce rossa". Ma questa rabbia inespressa, ai tempi nascosta da compassione, bolle e ribolle. E no! Non gioisco della serenità di chi mi ha ferita. Di chi ha spento la mia parte vitale e passionale. Non ce la faccio.
Ammetto di farmi fantasie mentali immaginando di svelare la vera identità di certa gente. Perchè anch'io ci sono cascata. E non è giusto. Non è giusto che queste persone distruggano e poi ricostruiscano con tanta leggerezza e facilità. E chi è stato distrutto ci metta tantissimo tempo a rimettere insieme i cocci, temendo a volte, di non farcela.

I desideri stavano strappandomi l'anima.
Potevo viverli, ma non ci son riuscito.
Allora li ho incantati.
E a uno a uno li ho lasciati dietro di me...
Ho disarmato l'infelicità.
Ho sfilato via la mia vita dai miei desideri.
Se tu potessi risalire il mio cammino,
li troveresti uno dopo l'altro,
incantati, immobili, fermati lì per sempre a segnare la rotta
di questo viaggio strano che
a nessuno mai ho raccontato se non a te.
A. Baricco

Comincia una nuova settimana. Sento che sarà importante. Devo fare una serie di cose. Molte le rimando da un pò. Devo farle! Anche se non mi va. Anche se mi viene difficile. Anche se è più comodo continuare a rimandare. Devo assolutamente farle. Lo devo a me stessa. Alle mie speranze, alla mia coscienza. Spero di farcela, spero di non rimandare ancora. E chissà, magari qualcuno di questi semi germoglierà. Magari!
Sarà una settimana all'insegna dei cambiamenti. Non grandi cose eclatanti, ma piccoli viraggi. Sento già la nostalgia. E' incredibile quanto vivo con intensità anche i cambiamenti apparentemente più stupidi e banali. Che poi, in realtà, stupidi e banali, lo saranno per gli altri dall'esterno. Ma per me sono momenti di emozioni intense.
Devo separarmi da un sogno. E' incredibile descrivere quanto sia difficile. Nella realtà non cambia nulla, assolutamente nulla. Il sogno è lì nella mia mente. La realtà è completamente diversa. Ma la realtà alimenta il sogno. E se cambia la realtà il sogno a poco poco sbiadirà e diventerà solo un ricordo, niente di che. Mi dispiace dover rinunciare a questo sogno, mi dispiace dovermene separare. Tante volte è stata la mia luce nei momenti di buio, è stato il mio motivo di sorriso tra le lacrime, è stata la mia energia nei momenti di mancanza di forze. Ma era ed è solo un sogno ed anche se fa male anche solo scriverlo, è così. E' la realtà. Ed, in fondo, è anche una mia scelta abbandonarlo. Perchè non ha più senso, perchè forse lascerò questo sogno e troverò qualcosa di reale. Proprio quel reale che questo sogno non potrà mai darmi. Ma fa male. E mi dispiace.
"..A parte che i sogni passano se uno li fa passare..alcuni li hai sempre difesi altri hai dovuto vederli finire...Niente paura..Niente paura Niente paura ci pensa la vita mi han detto così..Niente paura Niente paura Niente paura si vede la luna perfino da qui....."

Alcuni mesi fa sono stata a Milano. Aldilà di tutte le razionalizzazioni, adesso riesco a dirmi che sono stata lì per fuggire. Fuggire da un dolore, da una sofferenza, da una delusione amara. Sono partita per difendermi, per non sentire, per non piangere. Per mettere a tacere e dirmi che "in fondo non era successo niente e la vita andava avanti". Sono partita per sentirmi forte. Per sentire che non mi lasciavo travolgere da una brutta esperienza.
Lì andavo spesso in giro da sola. Ed avevo sempre il lettore mp3. Me lo sono fatta prestare da mio fratello prima di partire. Ho scelto con cura le canzoni da inserire. A Palermo non avevo mai usato il lettore mp3. Ma lì mi immaginavo così, sola con le mie cuffiette. E non solo per uniformarmi alla moda. E non solo perchè sapevo che avrei passato molto tempo da sola, visto che il mio amico lavorava. Io volevo quelle cuffiette per non"sentirmi", per non lasciare che i pensieri e le emozioni mi travolgessero. Quelle cuffiette mi anestetizzavano.
Ultimamente mi è venuta voglia di comprare un lettore mp3 tutto mio. Anche perchè quello di mio fratello si è rotto. Ma come faccio spesso, rimando aspettando l'occasione giusta. Oggi l'ho comprato. Tanto tempo ad aspettare, a rimandare. Oggi sono andata al negozio, ho guardato la vetrina, ho scelto e l'ho pagato. In tutto ho impiegato 5-7 minuti. Oggi non volevo tornare a casa senza le cuffiette. Era impensabile.
Anche oggi non voglio sentirmi. Anche oggi voglio che la musica che fuoriesce dalle cuffie copra i miei pensieri e le emozioni. Oggi non voglio pensare. E non voglio neanche parlare. No, è così, non voglio sfogarmi con nessuno. Non voglio sentire le solite frasi di circostanza. No! Non le voglio sentire. Oggi voglio stare da sola con le mie cuffiette lasciando che la delusione, la rabbia, la tristezza, evaporino senza che io le provi, senza che io le senta.
Io mi stavo costruendo il mio sogno. Era un bel sogno. Non bellissimo, ma carino. Il sogno è iniziato per sguardi sempre più insistenti e per parole, tante parole. Non fraintendibili. O forse si. Adesso non lo capisco più. E forse capire "perchè" è quello che dovrei fare. Ma mi sento priva di forze. Non ce la faccio. Io per un attimo ho creduto a quelle parole e le ho collegate all'intensità degli sguardi e dei sorrisi. E questo è entrato dentro di me, si è fatto un pò strada. Non tanta per fortuna, ma comunque sia abbastanza da farmi stare male oggi. Già male, perchè ancora una volta scopro che dò un peso enorme a parole che per chi le pronuncia sono solo giochini. Male perchè ancora una volta faccio il grave errore di credere che se una persona è impegnata non le dice "determinate parole" ad un'altra. Già non ti chiede il numero, non t'invita ad uscire, non ti riempie di complimenti. E poi per caso, assolutamente per caso, l'amara verità. E beh ma io le verità le ho sempre scoperte così, per caso. Che poi non lo se è un caso. E così senti una telefonata, riconosci i soggetti e capisci. La cosa più dolorosa è non poter urlare, ma sentirti morire dentro. La cosa più dolorosa è dover ingoiare le lacrime che arrivano a dirti che stai di nuovo male, che sei stata stupida e che ci sei cascata di nuovo. La cosa più brutta è sentirti così disperata e doverti prendere cura di una paziente che ha bisogno di te. La cosa più brutta è vedere le lacrime della paziente, lacrime su cui hai lavorato, lacrime che hai incoraggiato affinchè venissero fuori. La cosa brutta è che adesso vorresti tirarle fuori tu le lacrime. E non sono solo le lacrime di adesso, ma sono le lacrime di tutte le altre volte in cui questo è capitato.

Ieri finalmente ho fatto il cambio di vestiti nell'armadio. Ho tolto maglioni e cappotti per lasciare spazio a costumi, gonnelline e maglie a mezza manica. Avrei dovuto farlo già un paio di settimane fa. Ma è una cosa che ogni anno, puntualmente, tendo a rimandare. Vivo sempre in maniera molto intensa i cambiamenti, i passaggi. E questo lo è senza dubbio. E forse quest'anno, sarà che sono cambiate molte cose in me, lo sento ancora di più.
Ogni maglietta, ogni costume, ogni gonna per me ha un ricordo, un'emozione associata. Ed allora il mio cambio nell'armadio si è trasformato in un momento di emozioni, di pensieri e ricordi passati e di confronti con il presente. Ho preso il vestito della mia laurea, dovrò indossarlo a breve per un matrimonio. Cavolo! La laurea! Sono già passati due anni. L'ho indossato per la festa con gli amici. Ero felice del traguardo, ma mi sentivo anche molto sola. Molto più di adesso. No, non credo che tornerei indietro. Ho faticato troppo per raggiungere questo traguardo. Ho rinunciato ad esprimere tante parti di me per adempiere al dovere della laurea.
E poi quel vestito comprato l'anno scorso con tanta indecisone, un pò anni 60. Qualcuno l'ha definito una "tenda". Io ricordo la prima sera che l'ho indossato. Era una serata particolare, finivo un'avventura durata un anno. Ero emozionata . Mi scambiavo messaggi con una persona che da lì a poco avrei finalmente visto. Stavo bene, davvero bene.
E poi, mamma mia ,li avevo quasi dimenticati: due vestitini di quando avevo 16 anni. Li ho guardati, li ho indossati. Ma sono cortissimi! Ma come ho fatto ad andare in giro così!! Eppure mi ricordano delle cose. Uno l'ho copiato alla mia amica dell'epoca. Mi piaceva tantissimo. Era pure di marca. E' costato tanto. L'abbiamo indossato ad una festa tutte e due. Ci sentivamo belle davvero. Avevamo proprio quella sensazione di onnipotenza, di poter spaccare il mondo. L'altro, beh, mi ricorda il mio primo ragazzo. L'ho indossato la sera in cui ci siamo messi insieme. Voglio ancora un mondo di bene a questa persona. Credo sia stato l'unico ad amarmi sul serio incondizionatamente. Chissà se lui se lo ricorda il vestito. Avrei dovuto liberarmi di questi due vestiti, tanto non li metto più, ma non ce l'ho fatta. So che ci sono i ricordi, ma voglio conservarli ancora per un pò.
E poi quel paio di jeans che sono diventati la mia"seconda pelle" a Barcellona. Faceva freddo nonostante fosse agosto e così ho messo per tutta la settimana quei pantaloni che ormai mi sanno di Spagna. Che bel viaggio! Davvero. Un viaggio che mi ha fatto scoprire ancora di più un'amica, che mi ha fatto probabilmente legare a lei in maniera particolare. Ricordo come eravamo lì. E penso a come siamo adesso. Ci sentivamo leggere. E poi quel filmino che abbiamo fatto l'ultimo giorno che mi fa tanto piangere, non so bene perchè.
Una maglietta, proprio quella che lui un giorno ha descritto così bene per tranquillizzarmi e farmi fidare di lui. E qualche altra che notava ogni giorno. Ed, infine, un costume. Ed una passione estiva quasi seppellita, dimenticata.
Cambio dell'armadio finito. Tra lacrime e sorrisi.

Sarà che stasera mi prende male. Sarà che continuo ad ascoltare "Two sunsets" di Einaudi e sono immersa in un'atmosfera che solo certe melodie sanno creare. Sarà che sono una sognatrice patologica. Sarà che nonostante tutto credo all'amore ed alle emozioni intense che ti può regalare.
Una volta una cara amica mi lesse un pezzo tratto da un libro. Lei l'aveva annotato su un suo diario. E me lo lesse dicendomi "sono sicura che ti piacerà". Ed infatti non si sbagliava. Lo rilessi più e più volte. E lo ricopiai. Lo scrissi anche in un biglietto di auguri ad una persona cara. E adesso lo voglio postare. E' l'augurio di un genitore alla propria figlia. Io lo dedico a tutti, a tutti quelli che hanno voglia di sognare, sperare. A chi guarda la profondità delle cose, a chi sa amare o almeno ci prova. A chi crede nelle emozioni autentiche e nei sentimenti. A chi come me ci vuole riprovare, nonostante tutto. A chi si dona all'altro in maniera autentica, senza sotterfugi ed inganni. A chi crede all'intensità dei momenti e non al per sempre. A chi soffre per essere stato se stesso. A chi come me fa una fatica enorme a separarsi da certi ricordi e da certe emozioni. A chi spera che "la prossima volta sarà diverso". A chi sa capire quando di fronte a se ha una persona autentica e preziosa. E fa di tutto per non farsela scappare.
IL MIO AUGURIO
Un giorno, non puoi sapere quando, mentre sei al volante della tua auto, prenderai la direzione sbagliata. E in fondo alla strada lui sarà lì. Quell'uomo rappresenterà una città ai tuoi occhi. In lui troverai negozi e ristoranti, il teatro dell'opera, una squadra di baseball. Forse ci sarà una prigione o un ospedale. Ci sarà tutto ciò di cui hai bisogno. E quando avrai trovato quel luogo, questo luogo meraviglioso, non vorrai vivere in nessun altro posto. Parcheggia la tua auto e fermati. Perchè questa città per te sarà una casa. Una casa diversa da tutte quelle che hai conosciuto, la più casa di tutte le case.E poi troverai l'amore. E il dolore. Troverai la ricchezza e la povertà, la salute e la malattia, ogni cosa insomma. Questa è la città più grande di tutta la terra. E per te, se sarai davvero fortunata, sarà anche l'unica, il posto in cui nascerai per la prima volta, il posto in cui morirai e in cui avrai vissuto tutto quello che c'è in mezzo.
Da "Frammenti di una storia d'amore " Gabrielle Zenin.