Mi piacciono i film, specie quelli a cadenza lenta, in cui ci sono pochi dialoghi e molto è lasciato all'immaginazione dello spettatore. Mi
piacciono perchè lasciano aperti grandi spazi che stimolano la riflessione. Mi snervano perchè non sai mai se le tue intuizioni sono giuste o sbagliate, vengono meno le certezze.
Questo film mi ha incuriosito semplicemente ascoltando il titolo: CAOS CALMO. La mia mente ha fatto mille associazioni a partire da queste due parole ed ancora altre mille ne riuscirebbe a fare...Già perchè apparentemente sembra una contraddizione...Come può il caos essere calmo? Il caos dà l'idea della confusione, della dinamicità e quindi del movimento, non della calma....Eppure esiste il caos calmo...Penso che ognuno di noi almeno in alcuni momenti della propria vita, ha sentito di avere un caos...calmo, cioè muto, non manifesto o magari non espresso in maniera palese...
Ho trovato questo film molto interessante...
E' la storia di un uomo e del suo dolore inesprimibile...
Ho letto diverse recensioni in cui si parla di un'assenza di dolore....Non sono d'accordo...Credo che il dolore di quest' uomo stia proprio nella mancata reazione, nel non riuscire a tirare fuori, inizialmente, la sofferenza atroce per la scomparsa improvvisa della moglie...Il protagonista soffre moltissimo, talmente tanto che si allontana dalla sua sofferenza, continuando per i primi tempi la sua vita..come se nulla fosse o quasi....
L'unico sentimento che riesce a riconoscere (almeno in parte) è il senso di colpa, già la colpa di non essere stato presente quando la moglie moriva ed ancor di più la colpa di essere stato impegnato a salvare un'altra donna piuttosto che stare vicino alla figlia mentre assisteva alla perdita della madre...Infatti quest'uomo, da quel momento in poi, decide di non staccarsi più dalla figlia per tentare di colmare quella che lui ha sentito come una grave mancanza...E passa le sue giornate lì, ai giardinetti di fronte la scuola della figlia...
Mi ha colpito il fatto che quando si trova solo evita di dare voce ai suoi pensieri cercando di catalogare le cose più disparate ( dalle case in cui ha vissuto alle compagnie aeree con cui ha viaggiato)...Questo è il suo modo per mettere a tacere il suo caos calmo, per ordinarlo senza dargli un senso...
Mi ha colpito ancora di più vedere come i colleghi di quest'uomo si rechino da lui come se nulla fosse, colludendo completamente con l'inesprimibilità del dolore del protagonista...
Eppure la sua "umanità" continua a trapelare, per esempio dal suo modo di "giocare" con un bimbo down che passa da lì ogni mattina, col suo modo di supportare la cognata..palesemente instabile dal punto di vista emotivo...
Ad un certo punto il protagonista...scoppia a piangere....Ed io ho tirato un sospiro di sollievo....Ho esclamato "finalmente!" Perchè quello è il momento di risalita, quello è il momento in cui il dolore diventa esprimibile e quindi può cominciare ad essere gestito...
Ed allora arriva di nuovo l'amore non a caso con la donna che aveva salvato mentre la moglie moriva (amore espresso, a mio parere, in una scena di sesso un pò troppo intensa ed esplicita in un film fatto di impliciti.. )...Ed arriva la figlia.....che....in questo film (e spesso anche nella realtà) sembra avere molta più consapevolezza del padre....Tace il suo dolore ed ho la sensazione che lo faccia perchè sente che suo padre non è pronto a reggerlo... Ed è propio la figlia che ad un certo punto sente che il padre è pronto per riprendere la sua vita là dove l'aveva lasciata prima che la moglie morisse ....Ed è ancora la figlia che fa si che il padre riprenda la sua vita, "lasciandolo libero" di tornare al lavoro.. Queste sono le mie riflessioni...(o meglio una parte di esse)..
E voi che ne pensate?